manjuliette:
meno fantasia più realtà
meno cibo più acqua
meno letto più sole
meno internet più libri
meno tumblr più moleskine
meno Amore più amore
meno casa più strada
meno armadio più valigia
meno tachipirina più vitamina c
meno minestrone più gelato
meno febbre più sudore
meno calma più onde
“so solo che voglio essere felice, e tu puoi scegliere se stare dentro o fuori dalla mia felicità”
fuori.
Intervento integrale di Beppe Grillo all’ultima puntata di AnnoZero del 9 giugno 2011
«A chi ha capito che bisogna scegliere come morire per sapere di cosa vivere» è la dedica che compare sul primo libro pubblicato: Il sogno blu.
Mio figlio, uomo di poche parole e fine linguista, ha così commentato la mia sintesi di mezzo secolo di riflessioni:
«E cosa cazzo significa?»
Avrei preferito mi avesse chiesto conto del senso di quella frase, piuttosto che del significato, ma poteva andare anche peggio: poteva archiviarla senza nemmeno l’onore di un commento.
Questa prima e ultima dedica è il denominatore comune delle dodici storie che ho scritto dal 1973 a oggi; se ne hai colto il senso sai cosa fare, se invece il senso di questa frase ti appare e scompare come una luce fioca tra onde spumeggianti di significati, consenti al messaggio di agire come una chiazza d’olio sul mare in tempesta: quando funziona, è l’inizio di un viaggio nel passato, nel ricordo di ciò che siamo stati e divenuti; un ritorno in quelle stanze dimenticate dell’anima che la ragione ha ormai ridotto a polverose discariche di vita vissuta.
Le prime quattro storie hanno due chiavi di lettura: la prima è per tutti; la seconda è per chi si riconosce destinatario della dedica, anche se crede che un mezzo-marinaio sia qualcuno che ha subito una grave menomazione.
A mio figlio ho dato una risposta che lo ha fatto incazzare:
«Ci sono cose che non possono essere spiegate, ma solo capite!»
Potrebbe sembrare una parafrasi del rapporto tra ragione e fede di Tomistica memoria, ma non è così: non è col supporto della fede che possiamo “capire”, ma con una Ragione che, quando occorre, non si vergogni di cedere il passo ai sentimenti.
Alessandro Arvigo.
Sarà l’età, o forse è il mio archivio di ricordi troppo pieno che perde fotogrammi dalla vescica a ogni minima perturbazione dell’anima, ma resta il fatto che, dopo cinque, sei ore al massimo di sonno mi sveglio, e non c’è verso di riaddormentarmi. Da tempo ho imparato a convivere con i miei flussi carsici anzi, spesso li sfrutto per portare alla luce storie di cui avevo quasi perso la memoria, com’è accaduto questa notte con Peppinella, un “diversamente uomo” con cui ho condiviso un imbarco di quattro mesi su una carboniera.
Su quella nave è successo di tutto e, i personaggi incontrati su quella vecchia carretta, meriterebbero di essere ricordati per quanto hanno contribuito a migliorare la mia percezione degli altri.
Peppinella, di cui ricordo solo che si chiamava Giuseppe, era il garzone di cucina, come risultava nel ruolino d’imbarco. Il soprannome è indicativo di come lui si sentisse una lei, ma solo per quello che riguardava i suoi giochi erotici; per tutto il resto era molto più “uomo” di tanti altri che non mancavano occasione di ostentare la propria appartenenza al sesso maschile. Ricordo ancora le sue raffinate tecniche di corteggiamento e di come sia riuscito a sedurre, in meno di un mese, almeno un terzo dei ventiquattro tra giovani e meno giovani che componevano l’equipaggio. Peppinella era un essere umano che, in teoria, non avrebbe dovuto esistere: qualcosa di simile all’ornitorinco. Alto un metro e settantacinque circa, longilineo, un bel fisico atletico, ma elegante e flessuoso, e con il volto dai tratti regolari e un bel profilo greco che pareva fatto apposta per essere immortalato nel marmo; fin qui sembrerebbe tutto a posto, se non fosse per l’incedere alla Wanda Osiris, anche quando si dirigeva verso il frigorifero per prendere il prosciutto, e per il contrasto tra due splendidi occhi azzurri incorniciati da lunghe ciglia da cerbiatto e la voce cavernosa di un orco, alla quale cercava di dare un tono soavemente erotico quando promuoveva le delizie che ti avrebbe regalato se solo lo avessi lasciato fare per qualche minuto. E non è tutto, non ho ancora menzionato “il pelo”. Peppinella possedeva un pelo nero, ricciuto, forte e continuo dalle caviglie ai capelli della nuca per quanto riguarda la vista di schiena e, di fronte, solo la barba che si radeva due volte al giorno interrompeva i peli che spuntavano dal collo come frangenti. Peppinella possedeva l’animo dolce e sensibile di una fanciulla di buona famiglia, ma con gli appetiti sessuali di uno scaricatore di porto, in un corpo che rappresentava l’icona della virilità. A lui devo l’incontro con Hafida: la prima “vera” donna della mia vita; una prostituta di Casablanca che si è presa la mia verginità in cambio di mille e trecento lire, taxi e hotel inclusi. Lo leggerete nel post: I calzini del Cardinale di prossima pubblicazione.
Alessandro Arvigo
(Fonte: arvales.net)